Tenuta di Valgiano, 2009, Tenuta di Valgiano

“L’eleganza nasce nel terreno” (Saverio Petrilli)

Differisce dal Palistorti quasi solamente per il terreno da cui proviene l’uva eppure è un vino diametralmente opposto. Elegante e fine, intendo. E lento a dare il meglio di sé. Quando però si apre ti fa capire subito di che pasta è fatto e che con lui sì, puoi anche solo concentrarti a degustare, senza bisogno d’una cena da accompagnare. Perché la toscanità presente è meno nervosa che nel suo fratello rosso e questa avvolgenza succosa ti ripaga piano piano del tempo atteso e perché, come dice Saverio Petrilli, è un po’ come certi aristocratici d’un tempo, che si alzavano quando volevano ed avevano i loro tempi. Il Tenuta di Valgiano è proprio così e se pretendi di forzarlo e lo vorresti subito pronto e scattante bhè, hai sbagliato vino.

Palistorti, 2009, Tenuta di Valgiano

“Con la biodinamica si seguono le forze della natura” (Saverio Petrilli)

Un toscanaccio di razza, ma di razza buona. Di quella razza che ti pervade di frutti e freschezza senza stancarti, senza appiattirti il gusto pur con un tannino presente, ma mai invadente, mai eccessivo. È un toscanaccio da tavola, che il meglio di sé lo darebbe con un lauto pasto, accompagnandolo alla grande con un’ottima beva e con una tensione gustativa invitante.

“La libertà di cambiare il proprio pensiero, intimamente”: Saverio Petrilli ed i vini di Valgiano

Alla Vinoteca Rossorubino il martedì – ogni quindici giorni circa – si beve naturale (e vabbè, mi permetto di usare un termine che non amo). Si beve bene, prima di tutto e spesso assieme ai produttori. Da Terpin a Podere Còncori, da Fabbrica di San Martino a Guccione ed altri. Sono in programma alcune aziende imperdibili come Cosimo Maria Masini, Massa Vecchia, Santa Caterina e poi una serata 100% Ribolla gialla con forse incursioni slovene, e tanto altro che bolle in pentola tra vini non convenzionali, birre e biscotti artigianali, olio d’oliva, etc. etc.

Il piacere e l’emozione che provoca avere una persona come Francesco Saverio Petrilli tutto nostro per una serata sono molti. Specie per chi, come me, lo conobbe ad una cena di tanti anni fa, quando ancora non portava la barba ed io ero ancor più pivelletto di adesso, fresco degli studi enologici in corso, tremante per essere allo stesso tavolo di gente del mestiere e totalmente ignorante dell’esistenza della biodinamica e di utto il rimanente calderone naturale (ecco, l’ho usata di nuovo). Petrilli mi piacque subito, a pelle. Perchè ha un fare semplice e allo stesso tempo sicuro, low profile, com’egli stesso descrive il fare di Tenuta di Valgiano. E delle sue etichette, ad esempio. Già quando lo conobbi cominciai a fantasticare sul poter lavorare a fianco di uno così, a Valgiano, ma non è mai accaduto.

Saverio Petrilli ci ha parlato in modo puntuale, esaustivo nell’affrontare la cronistoria di un’azienda nata con delle intenzioni e sviluppatasi con intenzioni opposte. Preciso nel trattare un argomento ostico come la biodinamica in poche e nitide pennellate, per renderlo immediato a tutti i partecipanti, molto variegati in quanto a background e competenze.

Del suo eloquio mi hanno colpito alcune frasi lanciate nello stagno per creare delle onde di pensieri e riflessioni.

Una è il titolo di questo post. Per le altre la strada è semplice, ma necessita del giusto tempo per cui, intanto, ecco il bianco.

“La luce è fondamentale” (F. S. P.)

Fine senz’altro già al naso e dotato anche d’una nota sapida e fresca piacevole, profumata di mela e camomilla, di mediterraneità, evoluta nel tempo anche in un accenno tostato molto lieve ed evanescente. Alla fine, però, mi ha lasciato un po’ dubbioso. In bilico tra una realizzazione stilistica perfetta, una pulizia gustativa inceccepibile e quella mutevolezza che spesso caratterizza i vini da agricolture alternative.