Banco di Assaggio: 26 luglio 2011. Franciacorta con intrusi.

In vista del prossimo banco organizzato da Urano per il 6 settembre, termino i flashbacks sulle degustazioni estive con due parole sull’interessantissima nonchè educativa serata dedicata alle bollicine de’ noattri (per i fighèira: sparkling wines)

Luogo: Rossorubino Vinoteca, Via F.lli Rosselli – Viareggio (LU)

Ad assaggiare insieme a me c’erano anche Urano Cupisti (organizzatore), Claudio Fonio, Vincenza Berti, Otello Corrado Burroni, Floriano Farnocchia, Gian Luca Dati, Lucia Seppia ed Edi Arcangioli, tutti sommeliers.

DOCG Franciacorta Millesimato Non Dosato, anno 2007, Cola Battista:

I 24 mesi sui lieviti imposti dal nuovo disciplinare della DOCG Franciacorta hanno dato gli effetti sperati ed una finezza che corre dall’inizio alla fine del bicchiere. Carbonica persistente e delicata.  Colore molto chiaro. Forse manca un po’ di tipicità franciacortina ma, tutto sommato non dispiace.

DOCG Franciacorta Brut, anno 2007, Le Due Querce:

La presenza del Pinot bianco (20%) ci porta subito versa la parte montuosa della Franciacorta, Ome alta. Limpidezza e luminosità notevoli, perlage delicato e naso bello in vista rendono merito al lavoro di questa azienda.

DOCG Franciacorta Saten, anno 2007, Enrico Gatti:

Bel prodotto. Più intenso dei precedenti, grazie anche ad una maggiore permanenza sui lieviti (36 mesi). Un po’ troppo pungente lo sfiato di carbonica iniziale. Mineralità spiccata e piacevole.

DOCG Franciacorta Extra Brut Dizeta “Nefertiti”, anno 2004, Giuseppe Vezzoli:

Che vino!! Il procedimento che porta all’assemblaggio di questo è curatissimo, e si vede. Il vino base sosta molto nel legno, che è ben utilizzato. La permanenza di 40 mesi sui lieviti dona al Nefertiti una vasta gamma di profumi e sapori delicati e morbidi come una mollica di pane da poco sfornato. Giallo dorato, molto brillante, alla vista. Finissimo nella carbonica, forse un po’ troppo invadente.

Metodo Classico Brut Zero “Valentino”, Riserva 2002, Rocche dei Manzoni:

Oltre ad essere il primo intruso della serata ne è stato, secondo me, anche il protagonista. . .e con i suoi 84 mesi a contatto con i lieviti ed una produzione del vino base scrupolosa e totalmente in legno non poteva essere altrimenti. Come il precedente già alla vista impressiona la doratura del giallo limpido e poi viene fuori il meglio dello Chardonnay in purezza. L’unica pecca, forse, è una carbonica un po’ poco presente.

DOCG Franciacorta Extra Brut, Vintage Riserva 2004, La Montina:

Splendido vino anche questo. Pungente il giusto questo blend di Chardonnay e Pinot nero, con una carbonica molto delicata ed una persistenza veramente apprezzabile, oltre ad un insieme di profumi e sapori schietti e freschi.

DOC Oltrepò Pavese Metodo Classico Brut Nature Millesimato, anno 1994, Andrea Picchioni:

Subito identificato come il secondo intruso per la caratteristica nota finale amarognola. Impressionano sin da subito i 15 anni di sosta sui lieviti che gli donano non poca finezza. Un po’ troppo grossolana, forse, la carbonica, anche se non fastidiosa. Naso leggero e delicato, con buona complessità che si ritrova anche all’assaggio, reso molto piacevole dalla freschezza acidula e della nota finale amarognola.

Ottimo banco per me che di bollicine conosco poco, se non pochissimo. Istruttivo, ricco di spunti e sorprese come sempre, l’amico Urano. Cinque prodotti da tre zone diverse: 2 da Erbusco, 1 da Adro e 1 sia da Ome alta che da Monticelli Brusati, per coprire i principali terroirs franciacortini. Due intrusi di tutto rispetto, da Monforte d’Alba e dall’Oltrepò pavese.

Due parole sul locale:

Moderno e ben fornito questo piccolo locale, inaugurato a luglio 2010 da Massimiliano Bufalini, pisano di nascita e viareggino d’adozione. Una vinoteca in un quartiere non centrale della città è una bella sfida, ma la stoffa il Rossorubino ce l’ha tutta, così come la qualità dei prodotti e la competenza del titolare. Vaste le possibilità di degustazione, con sapienti abbinamenti di salumi e formaggi toscani di gran pregio. . .e di gran gusto! Fa piacere la presenza di alcune chicche enologiche, difficili da trovare anche se provenienti dai dintorni, come il Vermentino nero “Pepenero” dell’azienda CasteldelPiano (Licciana Nardi – Massa).