Ultimissime sul “Maxidò – Santa Monica 2″

Il nuovo Maxidò - Santa Monica 2

 

Forse qualche spiraglio di luce s’intravede nelle fosche vicende sul varo e consenguente apertura del galleggiante locale viareggino Maxidò – Santa Monica 2.

Mettendo da parte tutte le mie perplessità sull’indirizzo enologico di questo locale è notizia fresca fresca (sempre da “Il Tirreno” di stamani) che la Viareggio Porto (società a maggioranza pubblica con presidente Alessandro Volpe) ha potuto finalmente pubblicare un bando per

l’affidamento di una porzione di specchio acque alla Madonnina per ormeggiare una barca a motore a bordo della quale si somministrino alimenti e bevande.

Queste le parole riportate nell’articolo di Donatella Francesconi.

Sarà necessario il versamento anticipato ed in soluzione unica del canone annuo, stabilito in 10.000€ .

Il bando, ci dice Francesconi, è con offerta al ribasso così calcolata:

massimo 50 punti per il valore tecnico e qualitativo del progetto e massimo 50 punti per l’entità dell’investimento risultante dal piano finanziario.

Il contratto tra il vincitore e la Viareggio Porto direrà un anno con tacito rinnovo.

A carico dell’aggiudicatario ci saranno

tutte le spese di manutenzione di quanto costituisce arredamento, impianti ed attrezzature, contratti con l’ente erogatore d’energia elettrica e dell’acqua.

Inoltre il vincitore dovrà impegnarsi a

fornire alla Viareggio Porto un elenco aggiornato dei propri collaboratori e dei dipendenti e l’iscrizione dei medesimi agli enti previdenziali.

ed altro ancora, non considerando tutti gli oneri accollatisi dagli ideatori del Maxidò per le pratiche sulla sicurezza della navigazione, le prove tecniche di galleggiamento ed il numero massimo di avventori consentiti.

Non certo una strada sgombra da ostacoli quella del Maxidò. Per adesso è tutto, ma continuerò a seguir la vicenda e a fornire aggiornamenti sui futuri, prevedibili, sviluppi.

Versilvino: metti un locale galleggiante…sullo Champagne!

Metti una ridente città della riviera versiliese dal passato glorioso e dal presente un po’ meno (il futuro, per il momento, lasciamolo perdere): Viareggio.

Metti un porto piccolo ma ospitale e che nei secoli dette alloggio ad alcune delle più stupefacenti imbarcazioni che la marineria mondiale abbia mai costruito.

Metti un Barcobestia (per il significato del nome e le specifiche marinaresche va bene anche Wikipedia) riadattato a piccolo Galeone (idem come  sopra) per esigenze cinematografiche tra gli anni ’60 e ’70 (il film “Lo chiamavano Bulldozer” con Bud Spencer vi ricorda nulla?).

Metti che il suo nome sia rimasto nella memoria collettiva cittadina come un fiore all’occhiello mai appassito: Santa Monica.

Metti nel XXI secolo tre imprenditori con l’idea di ridare vita al passato…in chiave moderna (bravi!!)

Il risultato è il Maxidò – Santa Monica 2.

Il nuovo Maxidò - Santa Monica 2

Quando l’ho saputo ne sono stato contentissimo…poi in città è diventato un caso quasi politico (mediatico direi, a tratti medianico in certi casi!) tanto che dopo l’iniziale varo (più che altro una prova galleggiamento) il nuovo locale viareggino ancora non ha potuto aprire i battenti e non è dato sapere se e quando potrà farlo visto che le pratiche sembrano essersi arenate sulla battigia del Municipio dopo decine di rimpalli da un’autorità all’altra (ma quante cacchio sono?)

Burocrazia, chevvelodicoaffà!

Da giugno ad oggi ho letto quasi tutto ciò che è stato scritto in merito da portali, blogs, webzine, quotidiani locali e non: praticamente una telenovela! Chi s’è indignato per una cosa, chi per un’altra, chi ha criticato l’amministrazione comunale, chi l’autorità portuale, chi s’è impuntato sull’estetica, chi su una cosa e chi su un’altra. A mio modo di vedere ha ragione Mina: parole, parole, parole.

Lasciando agli altri i gossip sulla questione politichese, sul bi-nome Maxidò-Santa Monica 2 (ma sceglierne uno solo era troppo semplice? Forse sì, visto il resto!) nonché sulla struttura avveniristica data a questo nuovo locale galleggiante, passo subito a ciò che mi sta a cuore: il vino.

Quello che veramente non riesco a capire di tutta la faccenda, senza voler essere nazionalista/protezionista a tutti i costi è riassunto in questa domanda:

Ma è mai possibile che tre imprenditori italiani, in una città italiana, potendo  attingere ad un patrimonio enologico italiano praticamente interstellare vadano a realizzare nientepopòdimenochè una Champagnerie con 90 (e delafia!!) etichette in carta ed addirittura una sezione vini dedicata quasi interamente alla Francia, Borgogna in primis ?

Naturellement, nous sommes italiennes !

Questa domanda ovviamente ne fa scaturire molte altre, facilmente intuibili. Ve le risparmio perché la mia conclusione, dopo aver scorso la carta dei vini e degli Champagnes è una sola:

Chi l’ha ideata o è francese, o  c’ha a schifo il vino italiano oppure, ahimè, il vino italiano lo conosce poco, ma molto poco.

Ps: ma istituzionalizzare le “Champagne battles” almeno in certi, limitati, casi no eh?!