3×4: come scolarsi il prodotto senza essere ubriachi? È farlo a puntate! (3×3)

La puntata coi fattori palindromi non poteva essere standard. E questo è chiaro.

Meno chiaro è come farete a didascalizzarmi il Trogolaio e il Giacchè.  Fate vobis.

DOC Friuli Aquileia Merlot, 2010, Cortona
Il Merlot si riconosce subito per l’erba tagliata con cui si rivela nel bicchiere, ma finisce lì. Dopo decide di nascondersi e non lo riconosceresti mai, appollaiato com’è tra note balsamiche ed officinali, che col tempo lasciano emergere anche un’intrigante liquirizia.

“Sangiovese, Trogolaio 2008”*
Parte con un set floreale poco riconoscibile, erbaceo e fresco, che tende all’ossidativo e a sprazzi fa capolino una punta di lievito. In bocca è piccante. Ha un tannino al tempo stesso presente e vellutato che quasi appare frizzante. Col tempo si apre e si espande verso note terrose e poi di sherry e ciliegie sotto spirito.

*Che fosse un Sangiovese non l’avrebbe riconosciuto nemmeno chi ha più di 100mila vini (ogni riferimento è. Punto.) sul groppone, parola mia. Un vino “sperimentale” e non etichettato. Ecco il perché del nome tutto tra virgolette. È stata una bevuta davvero ardua e allo stesso tempo didattica, nel senso: “Ogni tanto il vino va per la sua strada. Perchè è una materia talmente viva che non sempre puoi incasellarne gli aspetti con paletti fatti di termini ed aggettivi standard.” (questa è una mia massima e se volete ve la vendo a caro prezzo: 100mila euri. In vino, s’intende). Ed ecco un caso in cui il Sangiovese ha davvero fatto come gli è parso, della serie: didascalizzami il Sangiovese.

“Giacchè, 2011″
Come il Trogolaio questo è vino sperimentale. Primo perchè ha appena un paio di mesi, poi perchè dentro c’è 1/3 di Trebbiano ed infine perchè…voglio dire, lo conoscete il vitigno Giacchè? Io no, almeno fino al 20 dicembre*. Comunque si presenta nero, impenetrabile. Sa quasi di ridotto, con un che di legnoso che si mixa a questo accenno di zolfo e lieviti, vinoso tanto che ricorda i profumi del vino durante i rimontaggi. Poi evolve, chè è vivo e vegeto questo vino, prende una nota balsamica  e speziata che non mi sarei mai aspettato e che stento ad indagare tanto è cangiante e  complessa.

*Il produttore, presente alla cena, mi ha detto che il Giacchè è un antico vitigno laziale. Finito non si sa bene come a far da uva da colore nella zona del DOC Candia dei Colli Apuani e poi arrivato a lui, a Vallecchia (frazione del comune di Pietrasanta, in Versilia), tramite un amico. Mi dice poi che questo Giacchè è una pianta formidabile, con una fortissima vigoria che potrebbe essere usata come portinnesto tanta è la facilità con cui radica. L’agronomo Alessandro Marino Merlo aggiunge poi che necessita di potature molto lunghe per andare in produzione. La Versilia c’è, ragazzi, e comincia a sfornare delle mini chicche. Io l’ho sempre detto anche in tempi non sospetti.

Le Fraine sul Lago: due assaggi biodinamici

Partecipi ad un corso sulla degustazione dell’olio d’oliva e capita che sia presente anche un produttore biodinamico toscano, così ti ritrovi nel bicchiere anche un paio di vini da degustare. Bellezze dell’enogastronomia!

IGT Toscana Bianco “Le Fraine” (Trebbiano, Malvasia e Vermentino)

Un bel mix di fiori di campo, in costante equilibrio tra sensazioni fresche e sapide ed una scorrevolezza alcolica piuttosto piacevole. In accordo con l’agronomo Alessandro Marino Merlo (docente del corso) lo trovo un po’ troppo piatto, specie sul finale. C’è da lavorare, ma i presupposti sono buoni.

IGT Toscana Rosso “Pellegro”, 2008 (Sangiovese, Cabernet Franc ed Alicante Bouschet)

Inizialmente domina la componente erbacea, poi si fa spazio tutto quell’insieme di note apportate dal legno. Sia dovute agli spigoli tannici, sia legate alle componenti olfattive e così emerge il cuoio, la terra ed una punta di speziatura che lo rendono un po’ poco equilibrato, ma tutto sommato bevibile.

Sangiovese sugli scudi e nelle bottiglie: Montalcino è rock!

Foto from: web

Pagine autorevoli e grandi nomi del vino hanno già riportato la notizia e la stanno facendo circolare nell’universo mondo enoico:

A MONTALCINO HA VINTO IL BUON SENSO e la santantimizzazione – per dirla alla Ziliani – del Rosso di Montalcino s’è persa in un bicchier d’acqua. NO, bicchier di Sangiovese 100%.

Ecco i numeri

aventi diritto: 806

n. voti: 678

favorevoli al cambio: 210 (31% del totale)

non favorevoli: 465 (69% del totale)

schede bianche: 3

Non posso che esserne contento, dopo averne lette di tutti i colori (specie negli ultimi tempi) e sono assolutamente d’accordo con un commentatore del blog di Franco Ziliani, Vino al Vino, quando dice che sarebbe interessante (io aggiungo anche doveroso e giusto soprattutto per correttezza d’informazione e per trasparenza. Due qualità che in Italia mancano come in Africa manca l’acqua potabile!) che venisse pubblicata una lista di quel 31% di produttori ilcinesi favorevoli all’introduzione di vitigni alloctoni (o meglio internazionali; migliorativi è una bischerata!) nel disciplinare del Rosso di Montalcino. Una ANTI-SANGIOVESE’S LIST !?

Ecco quindi il mio minimo contributo alla circolazione della lieta novella, con un po’ di links dove poter leggere in modo più approfondito:

Vino al Vino, Intravino, Do Bianchi, Percorsi di Vino, WineNews e come sempre tanti e tanti altri.

Il mio consiglio è di scovarli (una bella lista di interessanti links c’è anche in homepage, ndr) e leggerli.