Alla Vinoteca Rossorubino il martedì – ogni quindici giorni circa – si beve naturale (e vabbè, mi permetto di usare un termine che non amo). Si beve bene, prima di tutto e spesso assieme ai produttori. Da Terpin a Podere Còncori, da Fabbrica di San Martino a Guccione ed altri. Sono in programma alcune aziende imperdibili come Cosimo Maria Masini, Massa Vecchia, Santa Caterina e poi una serata 100% Ribolla gialla con forse incursioni slovene, e tanto altro che bolle in pentola tra vini non convenzionali, birre e biscotti artigianali, olio d’oliva, etc. etc.
Il piacere e l’emozione che provoca avere una persona come Francesco Saverio Petrilli tutto nostro per una serata sono molti. Specie per chi, come me, lo conobbe ad una cena di tanti anni fa, quando ancora non portava la barba ed io ero ancor più pivelletto di adesso, fresco degli studi enologici in corso, tremante per essere allo stesso tavolo di gente del mestiere e totalmente ignorante dell’esistenza della biodinamica e di utto il rimanente calderone naturale (ecco, l’ho usata di nuovo). Petrilli mi piacque subito, a pelle. Perchè ha un fare semplice e allo stesso tempo sicuro, low profile, com’egli stesso descrive il fare di Tenuta di Valgiano. E delle sue etichette, ad esempio. Già quando lo conobbi cominciai a fantasticare sul poter lavorare a fianco di uno così, a Valgiano, ma non è mai accaduto.
Saverio Petrilli ci ha parlato in modo puntuale, esaustivo nell’affrontare la cronistoria di un’azienda nata con delle intenzioni e sviluppatasi con intenzioni opposte. Preciso nel trattare un argomento ostico come la biodinamica in poche e nitide pennellate, per renderlo immediato a tutti i partecipanti, molto variegati in quanto a background e competenze.
Del suo eloquio mi hanno colpito alcune frasi lanciate nello stagno per creare delle onde di pensieri e riflessioni.
Una è il titolo di questo post. Per le altre la strada è semplice, ma necessita del giusto tempo per cui, intanto, ecco il bianco.

“La luce è fondamentale” (F. S. P.)
Fine senz’altro già al naso e dotato anche d’una nota sapida e fresca piacevole, profumata di mela e camomilla, di mediterraneità, evoluta nel tempo anche in un accenno tostato molto lieve ed evanescente. Alla fine, però, mi ha lasciato un po’ dubbioso. In bilico tra una realizzazione stilistica perfetta, una pulizia gustativa inceccepibile e quella mutevolezza che spesso caratterizza i vini da agricolture alternative.
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