Ormai da anni va avanti la gara di virilità a chi ce l’ha più duro. No, non c’entra la Lega, c’entrano semmai le fazioni dell’enologia. Sì perché oramai è il caos più totale.
Voglio dire…c’è un grande affastellamento di discussioni e di diatribe, ci sono i produttori, quelli biologici e biodinamici che si schifano tra di loro, ma insieme schifano i convenzionali. E poi ci sono le associazioni dei produttori, c’è Viniveri che schermaglia con VinNatur e che si associa a Reinassance des Appelations. Poi c’è anche la neonata ed eterogenea Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (indipendenti da chi?) che ancora non s’è ben capito cosa sia, i viticoltori del CERVIM e del suo marchio Viticoltura Eroica e infine ci sono gli afferenti al distributore Velier e riuniti sotto la sigla Triple-A. Quest’anno ci sarà pure un gruppo, circa 100/150, che sarà presente al Vinitaly (ma questo, a dire il vero, mi fa anche piacere).
Poi ci sono le parole. Quelle parole che nell’era degli sms stile codice fiscale hanno perso buona parte del loro significato e non si più cosa indichino.
È l’era dei vini biodinamici (e ok, si capisce), dei vini biologici (e ok, si ricapisce), dei vini eroici (e ancora ok). Ma soprattutto è l’era dei vini naturali e qui no, scusate ma non si capisce.
Perché se l’agricoltura biologica e quella biodinamica sono codificate scientificamente e pertanto facilmente identificabili e la viticoltura eroica non è poi così difficile da comprendere, invece la metodologia di produzione “naturale” è una roba aleatoria senza un briciolo di codifica, a parte lo schifare la chimica, per lo più per partito preso.
Che poi per chimica s’intende un insieme informe di sostanze – non per forza nocive – e tecniche atte a modificare profondamente le caratteristiche di un dato vino, snaturaldolo. Vi rientrano l’aggiunta di SO2, di tannini, enzimi e di prodotti per la chiarifica, così come alcune tecniche quali la microossigenazione, l’uso di lieviti selezionati e di chips (invece di mettere il vino in fusti di rovere si mettono pezzi di rovere nel vino in infusione: praticamente un thè alcolico alla vanglia). Questo così, giusto per dare un’idea generale.
Tralasciando la strisciante (e non poi più così tanto) idea del naturale = buono e sano che è una forzatura spaventosa e spaventevole nonché una presa per i fondelli nei riguardi del consumatore ignorante (cioè che ignora gli aspetti tecnici del mondo del vino), qualche fine studioso, vignaiolo, enologo, agronomo o chi per essi potrebbe spiegarmi cosa c’è di naturale nella produzione del vino?
No, lo chiedo perché a mio avviso non c’è nulla, ma proprio nulla di naturale. Infatti:
1) In viticoltura i terreni vengono per lo più lavorati. In natura è l’opposto.
2) La concezione agricola dell’uomo è l’opposto di come agisce la natura.
3) La vite è una liana rampicante che è costretta in forme a lei non consone.
4) La vite tenderebbe ad espandersi. In viticoltura si tende a contenerla.
5) La vite è coltivata in monocultura. In natura la monocoltura non esiste.
6) Il prodotto naturale dello schiacciamento di un acino è l’aceto.
7) Il vino è un prodotto umano. Non della natura.
E tralascio tutti i punti sulla manipolazione del vino in cantina. E ce ne sarebbero!
Con questo, come ho già avuto modo di dire, non sono contro i vini c.d. “naturali”, ma anzi sto anche provando ad organizzare qualcosa in questo senso, tra l’altro. É che da addetto al settore capisco benissimo il tipo di concetto che c’è dietro questa parola, ma la mia formazione scientifica non mi permette di essere d’accordo col suo utilizzo per designare dei vini che di naturale, a conti fatti, non c’hanno una beneamata.
Ci vuole una codifica scientifica altrimenti parlare di vini naturali è solo fuffa. Aria fritta senza senso che alimenta discussioni infinite e fraintendimenti e aspre lotte di celodurismo enoico. Per non parlare della confusione nella testolina del consumatore. Eccheccazzo!
Chiamateli vini non convenzionali, chiamateli vini non industriali, chiamateli un po’ come volete. Chiamateli vini artigianali, piuttosto. Ma non chiamateli vini naturali, che è una boiata.
E non chiamateli neppure vini agricoli eh!
Che tanto lo so che prima o poi a qualcuno gli verrà in mente un termine così e allora sarà guerra aperta. E giù mazzate!


