Versilvino: metti un locale galleggiante…sullo Champagne!

Metti una ridente città della riviera versiliese dal passato glorioso e dal presente un po’ meno (il futuro, per il momento, lasciamolo perdere): Viareggio.

Metti un porto piccolo ma ospitale e che nei secoli dette alloggio ad alcune delle più stupefacenti imbarcazioni che la marineria mondiale abbia mai costruito.

Metti un Barcobestia (per il significato del nome e le specifiche marinaresche va bene anche Wikipedia) riadattato a piccolo Galeone (idem come  sopra) per esigenze cinematografiche tra gli anni ’60 e ’70 (il film “Lo chiamavano Bulldozer” con Bud Spencer vi ricorda nulla?).

Metti che il suo nome sia rimasto nella memoria collettiva cittadina come un fiore all’occhiello mai appassito: Santa Monica.

Metti nel XXI secolo tre imprenditori con l’idea di ridare vita al passato…in chiave moderna (bravi!!)

Il risultato è il Maxidò – Santa Monica 2.

Il nuovo Maxidò - Santa Monica 2

Quando l’ho saputo ne sono stato contentissimo…poi in città è diventato un caso quasi politico (mediatico direi, a tratti medianico in certi casi!) tanto che dopo l’iniziale varo (più che altro una prova galleggiamento) il nuovo locale viareggino ancora non ha potuto aprire i battenti e non è dato sapere se e quando potrà farlo visto che le pratiche sembrano essersi arenate sulla battigia del Municipio dopo decine di rimpalli da un’autorità all’altra (ma quante cacchio sono?)

Burocrazia, chevvelodicoaffà!

Da giugno ad oggi ho letto quasi tutto ciò che è stato scritto in merito da portali, blogs, webzine, quotidiani locali e non: praticamente una telenovela! Chi s’è indignato per una cosa, chi per un’altra, chi ha criticato l’amministrazione comunale, chi l’autorità portuale, chi s’è impuntato sull’estetica, chi su una cosa e chi su un’altra. A mio modo di vedere ha ragione Mina: parole, parole, parole.

Lasciando agli altri i gossip sulla questione politichese, sul bi-nome Maxidò-Santa Monica 2 (ma sceglierne uno solo era troppo semplice? Forse sì, visto il resto!) nonché sulla struttura avveniristica data a questo nuovo locale galleggiante, passo subito a ciò che mi sta a cuore: il vino.

Quello che veramente non riesco a capire di tutta la faccenda, senza voler essere nazionalista/protezionista a tutti i costi è riassunto in questa domanda:

Ma è mai possibile che tre imprenditori italiani, in una città italiana, potendo  attingere ad un patrimonio enologico italiano praticamente interstellare vadano a realizzare nientepopòdimenochè una Champagnerie con 90 (e delafia!!) etichette in carta ed addirittura una sezione vini dedicata quasi interamente alla Francia, Borgogna in primis ?

Naturellement, nous sommes italiennes !

Questa domanda ovviamente ne fa scaturire molte altre, facilmente intuibili. Ve le risparmio perché la mia conclusione, dopo aver scorso la carta dei vini e degli Champagnes è una sola:

Chi l’ha ideata o è francese, o  c’ha a schifo il vino italiano oppure, ahimè, il vino italiano lo conosce poco, ma molto poco.

Ps: ma istituzionalizzare le “Champagne battles” almeno in certi, limitati, casi no eh?!

Banco di Assaggio: 29 giugno 2011

Luogo: Caffè Biondi Winebar & Beach Restaurant c/o Bagno Florindo – Viareggio (LU)

Ad assaggiare insieme a me c’erano anche Urano Cupisti (organizzatore), Claudio Fonio, Vincenza Berti, Vincenzo Bertilotti, Leonardo Arcucci, Otello Corrado Burroni, Giorgio Pellegrinetti e Floriano Farnocchia, tutti sommeliers.

DOC Alto Adige-Sudtirol, Gewurztraminer “Kolbenhof”, anno 2005, Joseph Hofstatter:

Dopo 6 anni sprigiona profumi che ti aspetteresti da una vendemmia tardiva o da un  Moscato. Forte l’impronta aromatica, grazie anche ai diversi mesi passati sui lieviti, con una decisa svolta verso la confettura e il caramello. Perde molto in bocca, risultando slegato, un po’ piatto, con i sapori che vanno un po’ per conto loro e lasciando una nota finale leggermente amarognola.

AOC Meursault, anno 1999, Andrè Montessuy:

Questo vino della bassa borgogna segue la classica vinificazione in bianco delle sue zone, con uso del legno da 10 e lode. Apre pungente e polverulento come in una giornata un po’ ventosa. Profumi “fumosi” e con una notevole sapidità, riscontrabile pienamente anche in bocca in tutt’uno gradevolissimo.

DOC Alto Adige-Valle Isarco, Riesling, anno 2006, Tenuta PackerHof:

Ad un primo approccio l’avrei detto di provenienza estera – anche in virtù della mia non esperienza con i Riesling – e ciò che ha mostrato in tutte le fasi dell’assaggio conferma l’influenza tedesca di questo ottimo prodotto. Colore chiarissimo, spiccata mineralità ed acidità, sia al naso che in bocca.

DOC Alto Adige-Sudtirol, Sauvignon, anno 2005, Cantina San Michele Appiano (linea Sanct Valentin):

Sempre dall’Alto Adige viene questo Sauvignon ancora ben riconoscibile per i profumi caratteristici, ma che indubbiamente risente dell’età e all’assaggio s’adagia languido e un po’ sonnecchiante.

DOCG Vermentino di Gallura “Vigna’ngena”, anno 2002, Capichera:

C’è chi l’ha scambiato per un Riesling dell’Oltrepò pavese e chi come me non c’ha capito molto. Praticamente un non-vermentino, ma che prodotto! Note finissime di mandorla, con accenni di confettura ed un tocco di vaniglia per tutto l’assaggio.

AOC Chablis Premier Cru, anno 2001, William Nahan:

Secondo me il più fine della serata. Apre subito con un pizzico di etereo e con decisi rimandi caseari, elegantissimi. Ben presto però – ed anche dopo averlo bevuto – questo francese mi riporta a quando da piccolo andavo per boschi con mio padre. In quel bicchiere c’era tutto il sottobosco di una macchia mediterranea in ottobre, piena di gustosissimi funghi.

Due parole sul locale:

Il Caffè Biondi, a bordo piscina del rinomato stabilimento balneare (per noi viareggini: bagno) Florindo è un luogo che d’estate regala non  poca goduria. Semplice bar da spiaggia e raffinato ristorante dal menù gradevolissimo. Nicola Dallori, il patron, è un ragazzo giovane  e ci sa fare non poco, anche con i vini. Da provare a cena, quando l’atmosfera balneare da il meglio di sè, complici le stelle e la brezza estiva. Noi, durante e dopo il banco, siamo stati divinamente!