Tu Menti? Io, sempre!

Prendo al balzo e rilancio la questione su quel brutto stereotipo secondo cui i vini “naturali” puzzino, sollevato alcuni giorni orsono da Jacopo Cossater (se volete, qui), per dire che, ecco…non c’è cosa peggiore che diffondere immagini generiche e qualunquistiche, specie in questo gran calderone naturale che ancora non ha trovato una sua identità definitiva. Per esempio questi sono alcuni dei vini che ieri sera, nella solita enoteca, ci siamo goduriosamente bevuti più e più volte.

I vini di Stefano sono la prova provata della stupidaggine generalizzatrice, che ha pure un fondo di verità, sia chiaro.

Ed infatti di naturali puzzoni ne ho sentiti alcuni anche io, così come ho sentito molti convenzionali imbevibili. Sic est. Tutto il mondo – anche quello enoico – è paese. Quindi sarebbe giusto prendere caso per caso, perchè ogni azienda, ogni uomo, è cosa a sè.

Stefano, per esempio, lavora da dieci anni in biologico e tra poco otterrà la certificazione. Da pochissimo poi ha abbracciato le tecniche biodinamiche con l’aiuto di un bravo consulente. In campo ed in cantina lavora con la testa, e nulla è lasciato al caso. Nessun vino è abbandonato a se stesso, ognuno seguito passo passo nel suo percorso produttivo.I suoi vini sono buoni, senz’ombra di dubbio. Zero puzze, zero difetti. Potranno piacere ad alcuni e non piacere ad altri e questa è la normalità, ma come diceva bene Mario Pojer alla Vinix Unplugged Unconference di domenica scorsa, per fare ottimi vini, siano essi naturali o meno, ci vuole tanta, tanta testa. E Stefano ce la mette. I vini puzzoni sono solo il frutto di una conduzione enologica errata, troppo spesso lasciata al “tanto il vino fa tutto da solo”. Stefano, poi, meriterebbe da parte mia una sfilza chilometrica di ringraziamenti per tutti i consigli, le idee e gli spunti snocciolati in due giorni tra Genova e Viareggio, per la compagnia, la disponibilità e la passione nel raccontare la sua azienda. Io invece cerco di parlare di ciò che vivo, del vino che bevo e delle persone che ci stanno intorno per quanto mi consentono le mie misere capacità scrittorie. Cerco di dire la verità. Ma se mi chiedessero: “Tu Menti?”, da oggi risponderei solo così: “Io, sempre!”

(in degu ieri sera: Garganega frizzante sui lieviti, DOC Gambellara Classico “Paiele”, DOC Gambellara Classico “Riva Arsiglia”, DOC Gambellara Classico “Monte del Cuca”, DOC Recioto di Gambellara Classico “Albina”, DOC Vin Santo di Gambellara Classico, Passito della Tradizione)

Bele Casel è una goduria per il palato

Per chi frequenta l’enomondo del web Bele Casel non è certo una novità. Ormai è una realtà assodata nel panorama del Prosecco e palati degni di questo nome ne hanno già scritto abbondantemente..per cui mi limito a confermare ciò che già avevo letto altrove, cioè che i vini sono davvero molto buoni! L’Asolo Prosecco DOCG Superiore Extra Dry, con la CO2 particolarmente delicata e flebile rappresenta, secondo me, la classicità del Prosecco. Di gran beva, stilisticamente ineccepibile! Ma forse è proprio per questo che gli altri hanno destato più curiosità. Il Dry Millesimato 2010, con invece una notevole presenza di spuma, che ha lasciato spazio ad una leggera gamma fermentativa, ad una maggior complessità con camomilla e salvia, per esempio, ha stuzzicato di più i sensi. Ma tra i prodotti “normali” è sicuramente emerso il Prosecco DOC Treviso Brut, veramente eccellente. Reso finissimo dai 10g/L di residuo zuccherino, dalla carbonatazione delicata ma persistente, da una certa asciuttezza calcarea, come ha ben detto il nostro agronomo biodinamico Alessandro Marino Merlo, che va a braccetto con le ghiaie calcaree straccate dal Piave su cui crescono le viti di Glera usate in questa bottiglia. Poi il Colfóndo (Asolo Prosecco DOCG), un’esperienza ai limiti del gusto classico, imparagonabile agli altri non perché migliore o peggiore, ma perché mondo a parte e che deve essere torbido per avere senso. Perché già l’impatto olfattivo è forte al pari di quello visivo, che ti spiazza, e perché con tutte le componenti rilasciate dai lieviti in sospensione perde sì in facilità beverina, ma acquista un carattere che strega, soprattutto se bevuto non freddo, dove s’esaltano tutta la crosta di pane, le note fermentative di yogurt, la banana matura, il burro e la pannosità di questo metodo antico. Ed una sapidità minerale – che è altra cosa rispetto alla sapidità acida – drittissima, tagliente, in tutta la bocca. Una goduria per il palato.

Infine, dopo una giornata passataci assieme tra enoteca e vigna, non puoi non stimare il proprietario tuttofare di questa azienda, Luca Ferraro, blogger e social networks addicted, simpatico, competente ma in perenne dubbio e ricerca, quelli che rendono una persona non fossilizzata, ma in continuo mettersi in discussione, rivedere le proprie idee, i propri metodi. Quel dubbio e quella ricerca che la rendono una persona intelligente! E Luca, che ha bonariamente sbattagliato tutta la sera con l’agronomo biodinamico, improvvisando anche una micro lezione sulle forme d’allevamento con disegni in stile “ritratto parlato”, disquisendo su metodi, prodotti, sui lieviti e sulle due piantine comparative di basilico portate da Alessandro, giocando e stando al gioco, è tutto questo e per questo lo stimo.

E poi – nota personale – in vigna mi ha anche concesso una consulenza agronomica gratuita, dandomi un sacco di consigli e suggerimenti. E che volete di più!?

Bhè…forse vorrei avere la risposta alla domanda clou della serata, con la quale vi lascio:

<<È più territoriale un lievito selezionato neutro, che non altera le caratteristiche tipiche dell’uva, o infiniti lieviti indigeni, che forse provengono dall’uva, e che non si sa che direzione prenderanno?>>

Podere Spazzavento e gli autoctoni toscani

Parlare di Podere Spazzavento non è facile perché i vini mi sono piaciuti tutti e perché Fabio Piceni Belli è simpaticissimo ed accomodante come pochi! Mettici poi che l’azienda è molto giovane (primo imbottigliamento 2003), che lavora seriamente in regime biologico e vinifica solo varietà autoctone toscane ed il gioco è fatto. Divento di parte in men che non si dica!

foto from: web

Ma a parte tutto i vini sono buoni e alla fin fine è questo che conta. L’Eulalia è un mix non convenzionale di Vermentino e Colombana in cui si riconoscono le caratteristiche tipiche del Vermentino coltivato nell’interno. Bevuto a temperatura non troppo fredda da il meglio di se. Il Pirro è vino da beva, che s’esalta col cibo. E mi piace perché non facendo passaggi in legno resta leggero e godibile. Altro vino da accompagnare al cibo è il DOCG Chianti, da Sangiovese e Colorino “governati” con l’antico metodo della doppia fermentazione, che ha una complessità maggiore rispetto al Pirro, grazie anche all’appassimento dei grappoli di Colorino che vengono aggiunti durante il “governo”. Un uvaggio toscanissimo anche nel Dedicato al Nonno, forse il mio preferito: Sangiovese, Ciliegiolo e Canaiolo. Da un bicchiere così non puoi che aspettarti tutti i profumi ed i sapori vivaci della Toscana, un bel colore vivo e un tannino equilibrato. Da berne parecchio! Al top di gamma, tanto per parlare  un po’ accademico c’è il Grano delle Formiche. Sangiovese e Colorino per un IGT con due belle spalle toste ed una struttura da vinone. Per il mio gusto personale da non amante della barrique forse in questo vino se ne sente un po’ troppa, ma alla fine il bel nome che si è fatto lo merita tutto. Bravo Fabio, devo venire a trovarti appena posso, che c’ho da fare un po’ di scorta!

Casteldelpiano è in Lunigiana: sapevatelo

Si parte con il Pianpiano 2008. Andrea e Sabina vinificano separatamente le uve dopo aver tenuto lo Chardonnay in barrique con i suoi lieviti, Durella e Pinot Grigio in acciaio. Ne esce un vino che unisce la freschezza floreale e minerale ad una struttura avvolgente e quindi ne giovano piacevolezza e bevibilità.

Il Groppolungo 2009 è anch’esso un blend assai ganzo di Vermentino Nero, Merlot e Syrah più altri vitigni minori locali. Secondo me ha bisogno di un altro paio di anni in bottiglia ma, comunque, chi è impaziente di bere troverà già ora un vino fresco e aromatico come solo Syrah e Vermentino Nero potrebbero dare, dritto e di gran beva come piace a me.

Infine il Melampo 2009, uno dei Pinot Nero facenti parte della novella associazione  “Appennino Toscano – Vignaioli di Pinot Nero”, con gente sparsa per i principali territori montani della Toscana. Pieno nel colore, un turbine di frutti e erbe aromatiche. Alla giusta temperatura sfodera anche dei tannini niente male. Come per il Groppolungo credo abbia bisogno di pazientare ancora un po’ di lune.

Infine Andrea e Sabina, simpaticissimi e con la giusta dose di intraprendenza che in Toscana svicola verso la pazzia (Malaparte docet). E visto che oltre al Casteldelpiano (Merlot 100%) è mancato l’amatissimo Pepe Nero, ovvero il loro Vermentino Nero in purezza, sarà abbligatoria una giornata in Lunigiana. E consiglio anche a voi di farci un salto e di tenerli d’occhio perchè la faccenda è molto interessante!

Oh, ego dixit! (oggi sono in vena di motti latini, che ci volete fa’?!)

I rossi delle sorelle Conti

Il Flores, 2010, è recalcitrante come ogni giovane puledro che si rispetti. Restio ad equilibrarsi è tutto un agguato ai sensi perché l’acidità e gli spigoli tannici si fanno sentire eccome. Solo la freschezza floreale e quella nota lieve di violetta lo placano un po’, ma del resto è un nebbiolo giovanissimo e non ci si può certo aspettare finezze e pienezze di corpo.

Il mix al 50% di Croatina e Nebbiolo che ha nome Zingara comincia ad introdurre il resto della gamma. Tutto frutta e croccantezza, tannico ma succoso, acido, minerale e ruspante senza dubbio. Un gran bel vino da pasto, che col cibo acquista la marcia in più: una beva che te lo fa scolare senza troppi fronzoli.

Il Boca 2006 è un giovanetto nel cuore dell’adolescenza e pure ti si para davanti già scuro, opulento e pieno. Un bicchiere di frutta rossa e un sottobosco umido e austero. Allo stesso modo in bocca il succo e il tannino s’equilibrano perfettamente con la solita spinta acida e minerale, terminando lunghi, molto lunghi.

Il riflesso mattone del Boca 1986 già ti dice tutto. Poi snasi bene bene, osservi ancora, snasi di nuovo. T’arrivano note ossidate e polverose e poi il cuoio e il surmaturo. Bevi e la solita spalla acida sostiene una freschezza invidiabile, una beva ancora pronta e scattante. Solo sul finale ritrovi il surmaturo che ammorbidisce un po’ il tutto.  Avere 26 anni e non sentirli!

Infine un Elixir che è un Boca pseudo-chinato fantastico. Tutto un misto di sensazioni speziate, medicinali, aromatiche e officinali, con nette note di mentuccia, cannella, chiodo di garofano e alloro. Un vero piacere mai invadente.

Il Flores è prodotto senza aggiungere SO2 ed alla stessa maniera saranno prodotti tutti i vini dal 201o a venire.

Sarebbe inutile spendere altre parole infatti tutto questo, e molto di più, lo trovate sulle colline novaresi, dove resistono i vigneti che producono questo piccolo gioiello enoico che è il Boca.

Tutto questo è custodito in un forziere che per le sorelle Conti è il Castello sognato, e poi realizzato, da loro padre, antesignano del roseo futuro del Boca e precursore di metodi produttivi ecologici e poco invasivi.

Tutto quello che posso dirvi infine è di mettervi al volante e passare in questa azienda.

Tutto il resto, tutto quello che conta, lo imparerete lì.

ps con questo post inauguro la categoria “rossorubino”. Ne faranno parte i resoconti delle serate alla Vinoteca Rossorubino (a Viareggio) alle quali riuscirò a partecipare e che, in parte, sono co-organizzate anche dal sottoscritto il quale, sia chiaro, non ci prende nulla. Nè in moneta, nè in prodotti. Ecco, giusto per trasparenza.