Decrescere è meglio ?

In questi giorni sto leggendo molto su alcuni argomenti che prima mi erano – quasi – sconosciuti. Li ho trovati sul web, ovviamente, con la complicità di una certa predisposizione d’animo. Ho letto e sto continuando a farlo senza troppa cognizione dei percorsi fatti e come al solito mi limito solo a segnarmi ciò che mi interessa per poi approfondire.

In questi giorni ho letto di Permacultura e di Agricoltura Sinergica, di Decrescita e di Smarketing…sì sì, avete capito bene, non Marketing, ma Smarketing, con la esse!

Ovviamente ho subito pensato alle applicazioni di questi principi in agricoltura ed in viticoltura soprattutto. Cercando esperienze di permacultura e di agricoltura sinergica in aziende vitivinicole ho trovato questo articolo pubblicato sulla rivista FISAR “Il Sommelier” nel luglio-agosto 2011, a firma di Gudrun Dalla Via e sono rimasto molto stupito che l’unico (per adesso) esempio di questi principi venga applicato proprio a pochi chilometri da dove abito.

 

Gli “orti sinergici” della Giudecca.

“Coltivo dove tutti han detto che non cresce un c***o”

Questo era uno dei motti degli OTR, vecchio gruppo rap dell’Italia anni ’90.

Negli anni 2000 c’è chi, forse, segue questo motto…nel centro storico di Venezia. Ma un po’ in tutta la penisola.

E se anche un luminare come il Professor Franco Berrino ha scelto la via dell’orto sinergico, allora vuol dire che la strada, forse, è quella giusta !

Quando non si trovano le parole giuste: vino, birra ed un problema comune

Foto from: Decanter.com

I processi fermentativi, siano essi riferiti al vino, alla birra o al pane, mi hanno sempre incuriosito ed attratto.

Se con il vino ho avuto una – se pur minima – esperienza, con birra e pane è per ora solo amore platonico.

Come al solito ieri sera fluttuavo assorto tra le spire del web, ben poco conscio dei percorsi fatti. Non ricordando (è nuova!) come ci sono arrivato leggevo un bel sito sulla birra –> Cronache di Birra

Scorrendo gli articoli ho trovato uno spunto interessante.

In questo post infatti si parla della problematica – comune assai anche al nostro settore – delle numerose definizioni date alle birre prodotte con la minima  aggiunta di sostanze varie e col minimo apporto tecnologico possibile.

Rilancio quindi per il vino.

Si chiacchiera tanto della terminologia migliore per quei i vini prodotti seguendo tutta una serie di accortezze – in vigna e in cantina – atte a limitare (a volte eliminare del tutto) l’aggiunta di sostanze terze oltre all’uva.

Se ne sente d’ogni tipo. Chi parla di vini naturali, vini veri, vini artigianali, biodinamici, biologici e quant’altro.

Ma, vi/mi chiedo, esiste una valida alternativa a queste definizioni e che meglio delle altre riesca a differenziare questo tipo di prodotti da quelli ottenuti con i processi detti convenzionali?