se capitate in Versilia a Novembre passate da Camaiore.

 

Sabato 19 e Domenica 20 infatti si terrà a Camaiore la terza edizione di PRIM’OLIO PRIMOVINO.

Saranno presenti produttori a Km0, espositori, associazioni, rappresentazioni musicali, la Condotta Slow Food Versilia, e tanto altro ancora.

Sul sito della manifestazione e su quello del Comune di Camaiore verranno via via inseriti aggiornamenti sul programma.

keep in touch, mates!

 

Ballocciori e mondine nelle vecchie foreste: ci vorrebbe Tom Bombadil

Foto from: paneamoreecreativita.it - castagne arrostite

Amo l’Appennino.

Lo amo perché amo l’ambiente montano al pari di quello marino, dove sono nato e cresciuto.

È un amore privilegiato lo ammetto.

Privilegiato dall’abitare a poco più di un chilometro dall’acqua salata e a poco più di sei dai primi contrafforti delle Alpi Apuane.

Privilegiato da un’appenninità sanguigna, nel senso che per trovare l’origine dei miei maggiori è necessario arrampicarsi sui pendii boscosi della verde Umbria, là dove nasce il Nera.

Per questo l’Appennino mi ha sempre attratto e negli anni ho avuto modo di approfondirne la conoscenza.

Ricordo cinque giorni in solitaria in mezzo ai Monti Sibillini.

Ricordo le volte che ho portato in giro Shiva, la mia setterina irlandese, su per i boschi di Campo all’Orzo.

Ricordo le mie ricerche sui borghi abbandonati (nelle sole Apuane ne ho censiti più di 30) ed i miei sogni di mollare ogni cosa ed andare a vivere in uno di essi.

Ricordo di aver follemente tentato di organizzare una traversata a piedi dell’intera dorsale appenninica, per lo più con la sentieristica C.A.I.

Ricordo anche semplici cose e soprattutto una. I colori.

Foto from: album Flickr di Lucaditoscana

C’è qualcosa di non tangibile, di non spiegabile appieno con parole umane nelle emozioni date dalle infinite sfumature d’un bosco appenninico in autunno, quando il sole s’avvia a calare. Mi ci vengono i brividi e c’ho stressato gli amici un intero anno quando, avendo affittato casa a Pievepelago per la stagione sciistica, abbiamo fatto su e giù tutti i santi week-end.

Ora, quando settembre s’inoltra e l’aria si fa frizzante di sale, sento ancor più forte il suo richiamo. E mi sogno in qualche posto sperduto tra abeti e faggi, tra pietre e ruscelli, elfi e fate.

In Versilia l’ambiente montano è quasi un tutt’uno con le reti dei pescatori e la volpe potrebbe andare a braccetto col sarago. Chi un secolo fa era terrazzano oggi è rivierasco e chi abita in riviera c’ha anche una casetta sui monti, o perlomeno in collina. È così quasi per tutti e del resto sono così vicini i monti, le Apuane, che potresti toccarle in certe giornate. Così nettamente stagliate nel cielo sereno che potresti balzarci a cavalcioni e galoppare chissà dove.

È un ambiente povero quello montano e pur ricco d’ogni bontà terrena. Difficile, di sicuro.

L’economia appenninica era ed è molto variegata, specie nelle mie zone, ma una delle principali attività agricole era la coltivazione del Castagno, che l’uomo ha spesso sostituito ai classici boschi cedui.

Che pianta che è il castagno! Cresce lento, sonnecchiando, ma con esigenze ben precise in fatto di clima e pH del suolo. Non è una pianta facile, ma una volta trovate le giuste condizioni regala alle genti un dono divino chiamato Castagna. Che frutto che è la castagna!

Nei secoli passati è stato il principale alimento per l’uomo dell’appennino. È infatti piuttosto calorica (c.ca 210 kcal per 100 g) ed apporta anche buone dosi di altre componenti quali carboidrati complessi (amido), proteine e fibre vegetali, sali minerali (potassio, calcio, magnesio e fosforo), vitamine idrosolubili (soprattutto del gruppo B), tracce di ferro, rame e zinco.

La castagna presenta una versatilità culinaria da fare invidia ad alimenti ben più nobili.

La farina ottenuta per macinazione dei frutti essiccati è utilizzata per produrre la polenta dolce e  per altre gustose ricette quali castagnaccio, neccio e frittelle, non contando poi l’utilizzo dei Marroni come marron glacè e la produzione di miele di castagno. Se poi preferisci gustarle intere non hai che da scegliere la cottura ed avrai due delizie: se le fai bollire in acqua salata ottieni le ballotte, che dalle mie parti si chiamano ballocciori; se invece le arrostisci sulla fiamma con l’apposita padella forata allora hai i miei stessi gusti, e ti stai godendo in santa pace una manciata di caldarroste o, alla versiliese, mondine e se c’abbini un bel bicchiere di vino, una fredda giornata autunnale o invernale (meglio se con la neve), un focolare scoppiettante e profumato di resine…non puoi desiderare di meglio!

È per evitare che tutto ciò non vada perso che riporto il link a questo articolo apparso sul portale locale Viareggiok.it sperando che la pubblicazione su questo blog serva ad aumentarne la visibilità.

DONT’ LET THE CHESTNUT DIE !