
Un giorno di luglio con aria settembrina fresca e frizzante (sigh!) di salmastro mi sono tornate in mente le belle sensazioni provate durante due vacanze in campeggio con amici. Una bislacca e irrefrenabile voglia di una tenda igloo sopra la testa mi ha afferrato. Impossibile resistere. Complice un piacevole documentario della trasmissione “Alle falde del Kilimangiaro” in poche ore mi sono organizzato una tre giorni in solitaria sull’Isola di Krk (Croazia), che sapevo già rinomata per la bellezza del suo mare, dei suoi paesini, della sua natura . .e del suo vino, prodotto per lo più con il vitigno bianco Vrbnicka Zlahtina dei vigneti dell’entroterra di Vrbnik (it. Verbenico), sulla costa orientale dell’isola.
La spasmodica ricerca di informazioni utili alle mie peregrinazioni tra borghi, immersioni e aziende vinicole mi porta sul sito dell’Ente del Turismo dell’Isola di Veglia (nome italiano di Krk).
Tra le molte cose guardate e lette mi colpisce la notizia di un vino spumante a base Zlathina, affinato a 30 m sotto la superficie del mare e commercializzato con tanto di incrostazioni sulle bottiglie, il Valomet Morski.
Leggo che la produzione è nata dalla positiva esperienza avuta con un esperimento del 2006, condotto dall’associazione agricola di Vrbnicka.
Sul sito dell’associazione si trovano anche alcune – scarne – specifiche tecniche:
vigneti: Krk
cultivar: Zlathina bianca
alcool: 11,0 – 11,5 % vol.
zucchero: < 1g/L
In base al residuo zuccherino sarebbe un extra brut (tra 0 e 6 g/L )
Tenendo però conto che, come si apprende dall’Ente del Turismo, a differenza degli altri vini spumanti (anche in versione rossa!) a cui viene aggiunto lo sciroppo di dosaggio (per i fighetti filo francesi liqueur de dosage o liqueur de expédition) nel Valomet non c’è aggiunta di alcunché causa la naturale dolcezza della Zlahtina può essere anche definito – forse più giustamente – un dosaggio zero (pas dosé, si vous préférez).
Avrei voluto sentirlo e poi parlarne, ma per una serie di motivi la tre giorni è andata a farsi friggere. La voglia dell’Isola di Krk in compenso mi è rimasta dentro e mi sono ripromesso di andarci ad ogni costo la prossima estate.
Passano i giorni di un luglio snaturato da un meteo fòriditèsta! . . . 28 luglio 2011, ora imprecisata (nel senso che non me la ricordo!).
Apro internet e dopo pochi istanti sulla barra Fedd RSS integrata nel mio browser Firefox (una ganzata mica da poco!!) appare: “Pigato Metodo Classico in cave? No. In grotta”
Delafia! Allora il famolostranismo della spumantizzazione non ha contagiato solo i vignerons di Krk?!
Mi catapulto a leggere l’articolo di Virgilio Pronzati (if u want qui) e dopo aver terminato mi rispondo da solo: No, perché in un posto di mare altrettanto bello quel gran produttore che è Ugo Basso ha pensato bene di far affinare il suo ultimo nato, uno spumante metodo classico 100% by Pigato vineyards, nientepopòdimenochè nelle magnifiche Grotte di Troiano.
Posso aggiungere ben poco a quanto scritto da Pronzati su Tigulliovino.it . . . la scelta di Basso non sarà forse estrema come quella dei vignaioli subbaqqui di Krk, ma certo rientra di gran carriera nel “Famolostrano!” e romanticamente mi riporta ad una frase d’un film che amo e che bastardamente reinterpreto per l’occasione, volgendola a mo’ di domanda: Italia-Croazia. Una fazza, una razza?!
Ah, ditemi un po’. . . avete capito a che film mi riferivo?
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