Per chi frequenta l’enomondo del web Bele Casel non è certo una novità. Ormai è una realtà assodata nel panorama del Prosecco e palati degni di questo nome ne hanno già scritto abbondantemente..per cui mi limito a confermare ciò che già avevo letto altrove, cioè che i vini sono davvero molto buoni! L’Asolo Prosecco DOCG Superiore Extra Dry, con la CO2 particolarmente delicata e flebile rappresenta, secondo me, la classicità del Prosecco. Di gran beva, stilisticamente ineccepibile! Ma forse è proprio per questo che gli altri hanno destato più curiosità. Il Dry Millesimato 2010, con invece una notevole presenza di spuma, che ha lasciato spazio ad una leggera gamma fermentativa, ad una maggior complessità con camomilla e salvia, per esempio, ha stuzzicato di più i sensi. Ma tra i prodotti “normali” è sicuramente emerso il Prosecco DOC Treviso Brut, veramente eccellente. Reso finissimo dai 10g/L di residuo zuccherino, dalla carbonatazione delicata ma persistente, da una certa asciuttezza calcarea, come ha ben detto il nostro agronomo biodinamico Alessandro Marino Merlo, che va a braccetto con le ghiaie calcaree straccate dal Piave su cui crescono le viti di Glera usate in questa bottiglia. Poi il Colfóndo (Asolo Prosecco DOCG), un’esperienza ai limiti del gusto classico, imparagonabile agli altri non perché migliore o peggiore, ma perché mondo a parte e che deve essere torbido per avere senso. Perché già l’impatto olfattivo è forte al pari di quello visivo, che ti spiazza, e perché con tutte le componenti rilasciate dai lieviti in sospensione perde sì in facilità beverina, ma acquista un carattere che strega, soprattutto se bevuto non freddo, dove s’esaltano tutta la crosta di pane, le note fermentative di yogurt, la banana matura, il burro e la pannosità di questo metodo antico. Ed una sapidità minerale – che è altra cosa rispetto alla sapidità acida – drittissima, tagliente, in tutta la bocca. Una goduria per il palato.
Infine, dopo una giornata passataci assieme tra enoteca e vigna, non puoi non stimare il proprietario tuttofare di questa azienda, Luca Ferraro, blogger e social networks addicted, simpatico, competente ma in perenne dubbio e ricerca, quelli che rendono una persona non fossilizzata, ma in continuo mettersi in discussione, rivedere le proprie idee, i propri metodi. Quel dubbio e quella ricerca che la rendono una persona intelligente! E Luca, che ha bonariamente sbattagliato tutta la sera con l’agronomo biodinamico, improvvisando anche una micro lezione sulle forme d’allevamento con disegni in stile “ritratto parlato”, disquisendo su metodi, prodotti, sui lieviti e sulle due piantine comparative di basilico portate da Alessandro, giocando e stando al gioco, è tutto questo e per questo lo stimo.
E poi – nota personale – in vigna mi ha anche concesso una consulenza agronomica gratuita, dandomi un sacco di consigli e suggerimenti. E che volete di più!?
Bhè…forse vorrei avere la risposta alla domanda clou della serata, con la quale vi lascio:
<<È più territoriale un lievito selezionato neutro, che non altera le caratteristiche tipiche dell’uva, o infiniti lieviti indigeni, che forse provengono dall’uva, e che non si sa che direzione prenderanno?>>























