Qualche tempo fa, non ricordo nemmeno come, venni a sapere del blog di Francesco Guccione e della sua vicenda viticola, che l’ha portato a ricominciare da capo un mestiere duro e magnifico. Ed ho cominciato a seguirlo, rivedendoci un po’ il mio solitario e folle tentativo di cominciare a produrre vino nella mia terra natia, la Versilia.
Nel mentre ho letto un paio di articoli di un vignaiolo che non conosco personalmente e di cui non conosco neppure i vini (devo rimediare, lo so), ma che stimo molto per quel che scrive (e perché è un fan di Bruce Springsteen, ovvio), Corrado Dottori.
Pochi giorni addietro sono ritornato sul blog di Francesco.
Ho letto un paio di articoli arretrati ed infine mi sono soffermato su quello dal titolo “La tribù della Sicilia Occidentale”.
Non voglio togliere né aggiungere nulla al post di Francesco, che potete leggere qui, ma trovo che l’idea della federazione di tribù sia una soluzione molto valida per creare sul territorio una fitta rete di contatti, conoscenze e aiuto reciproco, specialmente in zone dove la coesione è tutt’altro che presente. Condivisione secondo me è la parola che dovrebbe essere il nucleo fondante delle tribù. Condivisione di metodi, di vedute, di sperimentazioni in campo e in cantina. Condivisione con i giovani viticoltori ed i giovani appassionati di vino, per avvicinare gli uni ad un’etica produttiva e gli altri ad una gustativa.
Serve però, a mio parere, anche unità e delle linee guida precise, chiare, nette, condivise appunto, del fare vino “naturale”, altrimenti si rischia di rimanere al punto in cui siamo, con i medesimi problemi e le medesime scissioni.
Io sono a favore delle tribù locali e se ci sarà modo di stringere rapporti per formarne una nelle mie zone sarò ben felice di dare una mano.
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